Cabinet Universalis

dall’archivio di Arianna Lelli Mami

L’archivio di Arianna Lelli Mami si configura come una piattaforma critica in cui arte, design e pensiero visivo convergono in un’unica pratica di ricerca. La sua poetica risiede nel processo: raccogliere, spostare, trasformare. L’archivio diventa un sistema dinamico di osservazione, un luogo dove i frammenti diventano strumenti di conoscenza e la materia stessa si fa linguaggio.

Accanto al lavoro progettuale, Lelli Mami ha sviluppato una ricerca autonoma in cui la ceramica si impone come mezzo di indagine. Attraverso un fare istintivo, fatto di errori, accostamenti e intuizioni, l’artista costruisce un linguaggio che mescola forme archetipiche e simboli di culture diverse, generando un cosmo di oggetti sospesi tra memoria e invenzione. La funzione arretra e lasciano spazio la dimensione emotiva e narrativa: l’oggetto inizia a raccontare storie e memorie, diventando una presenza viva che, nel silenzio, ci parla di noi.

I Cabinet Universalis rappresentano il cuore concettuale di questo sistema. Sono dispositivi di ricontestualizzazione nei quali frammenti naturali, reperti e immagini vengono sradicati dal loro contesto e restituiti a un nuovo ordine poetico. Il loro equilibrio tra pieno e vuoto richiama la sensibilità di Fausto Melotti, per il quale lo spazio negativo era materia viva, pausa necessaria tra le forme. In Lelli Mami il vuoto diventa campo di tensione, elemento strutturale del pensiero, luogo in cui la forma respira e si rigenera.

Attorno a questi dispositivi si articola un universo di microarchitetture in ceramica, teatrini, palcoscenici, piccoli mondi che raccolgono reperti naturali, animali reali o immaginari, frammenti di oggetti privati della loro utilità e riconsegnati a una dimensione simbolica. Il corpo umano si riduce a segni, quasi reliquie — un piede, una mano, un occhio — mentre lo spazio si popola di presenze ibride, enigmatiche e silenziose, provenienti da un altrove arcaico e visionario.

La stessa tensione attraversa collage, disegni, fotografie, nati dal ritaglio e dalla ricomposizione. Qui la frammentazione diventa metodo: uno strumento critico per restituire l’unità attraverso ciò che è parziale, per raccontare la continuità del tempo attraverso la sua disgregazione.

L’allestimento prolunga il processo creativo e progettuale. La scelta dello spazio espositivo — Nordic Thing — è parte integrante del progetto curatoriale. I lavori si inseriscono in un ambiente dal carattere preciso, essenziale ma caldo, che ricrea idealmente l’atmosfera della bottega-atelier di Arianna Lelli Mami, invitando il visitatore a rallentare, a ritrovare il tempo dello sguardo.

A questo punto il tema di Archivissima 2026, “Quello che non c’è”, entra in risonanza con il percorso: l’assenza diventa principio attivo. Il vuoto orienta lo sguardo, tiene insieme i frammenti, apre spazio alla memoria che torna e si fa racconto.

Nel suo insieme, la pratica di Lelli Mami si afferma come dispositivo critico sullo statuto dell’oggetto e della visione, una riflessione sulla possibilità di pensare per frammenti e di generare conoscenza attraverso la materia. Creare, in questo orizzonte, significa pensare con le mani, trasformare il gesto artigianale in un atto di attenzione e di profondità poetica.

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